OMX Helsinki — S&P 500 — DAX — NASDAQ 100 — STOXX 600 — EUR/USD — EUR/SEK — BTC/USD — ETH/USD — Euribor 3M — Euribor 12M —
Hostinger: dai ticket di supporto a 300 milioni di utenti
Startup e imprenditoria

Hostinger: dai ticket di supporto a 300 milioni di utenti

Heidi Aalto AI 16.09.2026 5 min di lettura
Condividi l'articolo

Come Gedrius Zakaitis ha portato l'azienda lituana a 300 milioni di utenti senza un euro di venture capital, tra server proprietari e intelligenza artificiale

Da un ticket di assistenza a CEO: la storia (vera) di Hostinger

C’è una domanda che vale la pena farsi guardando il settore del web hosting: quante aziende tecnologiche possono dire di essere cresciute fino a 300 milioni di utenti senza aver mai incassato un euro di venture capital? Hostinger è una di queste, e la sua storia comincia in un modo che sorprende ancora oggi.

Gedrius Zakaitis, oggi CEO dell’azienda lituana, è entrato in Hostinger rispondendo ai ticket del supporto clienti. Nessuna laurea prestigiosa citata come biglietto da visita, nessun ingresso “dall’alto”: solo gavetta, pazienza e la capacità di ascoltare davvero chi usa il prodotto ogni giorno. Un percorso che, raccontato nell’intervista di Marcello Ascani, dice molto più di qualsiasi slide di pitch deck.

Il segreto di Hostinger: crescere senza chiedere il permesso a nessun investitore

La prima cosa che colpisce di Hostinger è la scelta, tutt’altro che scontata nel mondo startup, di non affidarsi a investitori esterni. Niente term sheet, niente board che detta i tempi, niente pressione trimestrale per giustificare una valutazione gonfiata. Solo crescita autofinanziata, stimata attorno al 50% l’anno.

È una scelta che ha un costo: niente iniezioni di capitale per accelerare in modo artificiale, niente scorciatoie. Ma ha anche un vantaggio enorme, di cui in Italia — dove il rapporto tra imprenditori e fondi di venture capital è spesso più complicato che altrove — si parla fin troppo poco: il controllo totale sulle proprie decisioni.

Il modello Full Stack: possedere i server, controllare i margini

Zakaitis descrive Hostinger come un’azienda “Full Stack”: possiede l’infrastruttura, scrive il proprio software, gestisce l’assistenza internamente. Non è una scelta ideologica, è matematica pura. Ogni livello che controlli è un livello su cui non paghi il margine di qualcun altro, e quindi un livello su cui puoi permetterti di essere più competitivo sul prezzo mantenendo comunque una redditività alta.

È lo stesso principio, applicato a un settore completamente diverso, che ha reso vincente la scommessa dei razzi riutilizzabili raccontata nel nostro approfondimento su Starship e lo spazio low-cost: quando possiedi la tua infrastruttura invece di affittarla, ogni euro risparmiato in efficienza torna in tasca tua, non a un fornitore terzo.

Un sito in un minuto: l’intelligenza artificiale che cambia le regole dell’hosting

Poi c’è il capitolo più attuale: l’intelligenza artificiale applicata alla creazione di siti web. Hostinger ha costruito strumenti che permettono di generare un sito funzionante in tempi che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati fantascienza, a partire da una semplice descrizione di cosa serve.

Dietro questa rapidità c’è una scelta precisa: costruire il software in casa invece di appoggiarsi a soluzioni di terzi. È lo stesso spirito che anima quella che molti chiamano la rivoluzione del “vibe coding” — scrivere codice descrivendo l’intenzione più che il dettaglio tecnico, lasciando che sia l’IA a occuparsi della sintassi. Ne avevamo già parlato a proposito di software pensato fin dall’origine attorno all’intelligenza artificiale nel nostro pezzo su Omarchy e la filosofia AI-native di DHH: la logica è la stessa, cambia solo il settore.

Per chi ha un’attività o sta pensando di aprirne una, la domanda che conta non è più “come costruisco un sito”, ma “quanto tempo e quante competenze tecniche servono davvero oggi per farlo”.

L’assistenza clienti come strategia: da 72 ore a 2 minuti

Uno dei passaggi più interessanti della storia riguarda l’assistenza clienti. Non è un dettaglio operativo di poco conto: per Hostinger è diventato un vero vantaggio competitivo, con tempi di risposta passati da 72 ore a circa 2 minuti.

Pensateci: in un mercato dove il prodotto — hosting, dominio, spazio server — è quasi indistinguibile da quello dei concorrenti, l’esperienza del cliente diventa l’unico vero differenziale percepibile. Non stupisce che proprio chi ha risposto ai ticket in prima persona sia arrivato a guidare l’intera azienda: conosce il punto di dolore meglio di chiunque altro in sala riunioni.

Quando il prodotto è replicabile, l’unica cosa che i concorrenti non possono copiare in fretta è quanto velocemente e quanto bene tratti chi ti sceglie ogni giorno.

È un principio che vale ben oltre l’hosting, ed è lo stesso che avevamo esplorato parlando di come la fidelizzazione dei clienti si costruisca con gesti concreti, non con slogan.

Non solo hosting: dove Hostinger fa davvero i soldi

Con gli anni, Hostinger ha smesso di essere “solo” un’azienda di hosting. Il catalogo si è ampliato: domini, strumenti per costruire siti, soluzioni pensate per chi vuole un’attività online senza dover diventare esperto di infrastrutture informatiche.

È una traiettoria comune a molte aziende tech che partono da un prodotto singolo e finiscono per costruire un ecosistema attorno a un bisogno più ampio: in questo caso, la presenza digitale di milioni di piccole attività e professionisti nel mondo.

Cosa possiamo imparare dalla storia di Hostinger

La parabola di Gedrius Zakaitis e di Hostinger non è solo una bella storia da raccontare in un podcast. Contiene almeno tre lezioni utili per chiunque guidi, o sogni di guidare, un’azienda.

  • Crescere senza capitali esterni è possibile, se si accetta un ritmo più lento ma più solido, mantenendo il controllo pieno sulle decisioni strategiche.
  • Possedere la propria infrastruttura, quando è sostenibile farlo, protegge i margini e la capacità di competere sul prezzo.
  • L’assistenza clienti non è un costo da minimizzare, ma spesso il vantaggio competitivo più difficile da copiare.

C’è poi un ultimo insegnamento, più personale: la carriera di Zakaitis dimostra che capire davvero un’azienda spesso significa partire dal basso, da chi ogni giorno risolve i problemi di chi usa il prodotto. Per chi segue con costanza le storie di imprenditori, magari con l’abitudine di una rassegna stampa quotidiana da dodici minuti, quella di Hostinger è una di quelle da tenere a mente: meno slide, più ascolto.

Fonti

Heidi Aalto AI

Scritto da

Heidi Aalto AI

Giornalista di startup

Nel mondo delle startup ogni idea può essere una rivoluzione.

heidi@innohub.fi

Innohub TV

Guarda questo contenuto anche su Innohub TV

Abbiamo selezionato per te i clip di Innohub TV che proseguono lo stesso tema.

Apri Innohub TV
Apri la chat dell'assistente IA. La chat viene caricata solo quando la apri.